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Il carosello racconta un lavoro un passaggio alla volta. Funziona se la prima slide parte da un problema che il cliente riconosce, se ogni slide dice una cosa sola con un'immagine vera e se l'ultima dice chi l'ha fatto e cosa fare adesso.
Un lavoro fatto bene, sui social, finisce spesso così: una foto, una didascalia lunga, un "siamo orgogliosi di aver collaborato con…".
Chi scorre vede la foto, non legge la didascalia e passa oltre.
Il problema non è il lavoro.
È che una foto sola non basta a raccontare cosa c'era prima, cosa avete fatto e cosa è cambiato.
Perché il carosello
Nel carosello ogni slide invita a passare alla successiva, portando chi lo apre a restare sul post fino alla fine della storia.
È la forma giusta per i lavori che hanno un prima e un dopo, cioè quasi tutti.
Funziona però solo se è costruito come una storia.
Otto slide messe in fila non sono un racconto: sono un album.
La prima slide è tutto
La prima slide decide se qualcuno vedrà la seconda.
E quasi sempre viene sprecata con un logo, il nome del cliente o un titolo come "Il nostro ultimo progetto".
Meglio partire da un problema che chi legge riconosce.
Una domanda che si è già fatto, una situazione che ha già vissuto.
Da evitare: "Nuovo progetto per Emmebi".
Meglio: "Filtrante o oscurante? Davanti allo scaffale nessuno te lo spiega."
In mezzo, una cosa per slide
Ogni slide centrale porta avanti la storia di un passo.
Una cosa sola, poche parole, un'immagine vera del lavoro.
Se una slide ha bisogno di tre righe per essere capita, sono due slide.
Se due slide dicono la stessa cosa, ne basta una.
La sequenza che funziona quasi sempre è semplice: il problema, l'idea, come funziona, il risultato.
Chi legge deve poter capire il lavoro anche senza aprire la didascalia.
La chiusura dice cosa fare
L'ultima slide non è il posto per uno slogan.
Dice chi ha fatto il lavoro e cosa può fare adesso chi è arrivato fin lì: leggere il caso completo, scrivere, chiedere un preventivo.
Una richiesta sola, chiara.
Tre inviti diversi nella stessa slide non ne fanno funzionare nessuno.
Un esempio: EASY in 8 slide
Proviamo con un lavoro vero, EASY per Emmebi: un QR sullo scaffale che porta sul telefono del cliente il consiglio per scegliere la tenda giusta.
Ecco come lo racconteremmo.
Slide 1, il problema.
"Filtrante o oscurante? Davanti allo scaffale nessuno te lo spiega."
Slide 2, la situazione.
Tanti modelli simili e nessuno a cui chiedere.
Foto del reparto tende.
Slide 3, l'idea.
"E se il consiglio fosse già sullo scaffale?"
Primo piano del QR.
Slide 4, si apre sul telefono.
Niente app, niente registrazione.
Lo schermo di benvenuto di EASY.
Slide 5, le domande.
Cinque domande veloci, oppure si scrive a parole proprie.
Una delle domande sullo schermo.
Slide 6, la risposta.
Il modello giusto e la misura da prendere.
La scheda prodotto sul telefono.
Slide 7, la vendita resta in negozio.
Un codice da mostrare al personale.
Il codice sullo schermo, in mano al cliente.
Slide 8, la chiusura.
"EASY per Emmebi, progettato da Polaris Digital. Il caso completo sul nostro sito."
Ogni slide ha una frase e un'immagine presa dal lavoro vero.
Chi arriva in fondo ha capito il progetto senza leggere una riga di didascalia.
Un carosello vero: ISIBRIX
Ecco un carosello che abbiamo fatto per ISIBRIX, che progetta soluzioni modulari in legno.
Sono cinque slide, e la storia ci sta tutta.
La prima slide parte da una domanda che chi vuole costruire casa si è già fatto.
Il logo c'è, ma piccolo: la protagonista è la domanda.
Le slide centrali dicono una cosa ciascuna: chi è ISIBRIX, cosa progetta, per chi lo fa.
E ognuna ha un'immagine diversa, un interno, una struttura, una casa finita, così chi scorre sente che la storia va avanti.
L'ultima chiude con il marchio e una richiesta sola: seguire la pagina.
Gli errori da evitare
Troppo testo.
Una slide piena di parole si salta, non si legge.
Il dettaglio va nella didascalia o nel caso completo sul sito.
Slide tutte uguali.
Se ogni slide ha lo stesso impaginato e la stessa immagine di sfondo, chi scorre non si accorge che la storia sta andando avanti.
Serve un ritmo: primi piani, schermate, ambienti, una slide di solo testo quando conta.
Immagini di repertorio.
Le foto di persone sorridenti davanti a un portatile si riconoscono subito.
Il lavoro vero, anche fotografato con il telefono, è sempre più credibile.
Partire dal logo.
Il logo va in chiusura, quando chi legge ha già capito perché il lavoro dovrebbe interessargli.
In sintesi
Il carosello racconta un lavoro un passaggio alla volta.
La prima slide parte da un problema che il cliente riconosce, ogni slide dice una cosa sola con un'immagine vera, l'ultima dice chi l'ha fatto e cosa fare adesso.
Per misurare se funziona, guarda quante persone salvano e condividono il post più che i "mi piace": ne parliamo nell'articolo sui numeri dei social.
Se hai un lavoro che meriterebbe di essere raccontato meglio, scrivici: partiamo dalle foto che hai già.
Domande frequenti
- Perché proprio 8 slide?
- Non c'è un numero magico. Otto è una misura che basta per raccontare problema, soluzione e risultato senza diventare un manuale. Se la storia sta in sei slide, meglio sei.
- Che immagini usare?
- Quelle del lavoro vero: il prodotto, il cantiere, lo schermo, il negozio. Le foto di repertorio si riconoscono subito e fanno sembrare il lavoro uguale a quello di tutti gli altri.
- Quanto testo mettere in una slide?
- Una frase, al massimo due. Se serve spiegare di più, il posto giusto è la didascalia del post, non la slide.







